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In Memoria del Professor Fabio Roversi Monaco: Una Visione Oltre il Tempo

27 Marzo 2026
In Memoria del Professor Fabio Roversi Monaco: Una Visione Oltre il Tempo

Ricordare il Professor Fabio Roversi Monaco non significa soltanto ripercorrere la biografia di un accademico, ma narrare la storia di un uomo che ha scelto di costruire la storia anziché limitarsi a osservarla. Magnifico Rettore dell’Università di Bologna per quindici anni, dal 1985 al 2000, egli è stato il motore di una trasformazione che ha riportato l’Ateneo e la città al centro della scena mondiale.

Il mio ricordo non nasce solo dall’ammirazione per una figura pubblica, ma da una vicinanza professionale e umana durata oltre trent’anni. Nel corso del suo lungo e trasformativo rettorato, ho avuto il privilegio di servirlo come Addetto Stampa dell’Università, vivendo dall’interno la costruzione di quella che sarebbe diventata una nuova epoca d’oro per l’Alma Mater. Da quella scrivania ho visto nascere strategie e fiorire intuizioni capaci di cambiare il volto della città, scorgendo l’uomo dietro l’autorità del “Magnifico”.

In questo lungo cammino non sono stato solo. Al mio fianco, in un sodalizio che ha attraversato le istituzioni e il volontariato, c’è stata Viviana Lanzarini. In quegli anni ruggenti, Viviana era la responsabile del Sistema Museale di Ateneo. Insieme, avemmo il compito di narrare, attraverso le allora pionieristiche tecnologie multimediali, la storia millenaria dell’Ateneo e gli eventi epocali delle celebrazioni del Nono Centenario.

Come sottolineato dallo stesso Roversi Monaco (visibile in questo filmato):

Il suo obiettivo era “riscoprire” i musei universitari non come polverosi archivi, ma come testimonianze vive di ricerca e progresso. Questo legame con Viviana è proseguito oltre le mura accademiche: insieme abbiamo fondato l’Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla – Albero di KOS. Viviana ha portato la sua sensibilità e competenza dalla gestione dei musei al cuore dell’associazione, affiancandomi nella battaglia per il riconoscimento della ricerca scientifica sulla CCSVI.

Le radici comuni e il “Ponte di Scienza” ad Asmara

Sullo sfondo di questo impegno restava sempre l’eco dell’Africa. Siamo entrambi figli di quella terra: io nato ad Asmara nel 1951, lui ad Addis Abeba nel 1938. Fabio visse da bambino il dramma del rimpatrio dei civili sul transatlantico Caio Duilio; in quelle ore sospese sulle “navi bianche”, egli respirò quel “mal d’Africa” che sarebbe rimasto un tratto indelebile della sua identità.

Questa memoria lo spinse a cercare di costruire un ponte di scienza proprio ad Asmara. Collaborando con scienziati come Adriano Mantovani, promosse l’integrazione tra saperi medici e veterinari, sostenendo la chiamata del Professor Silvio Pampiglione alla cattedra di Parassitologia. Proprio Pampiglione fu inviato in Eritrea per dar vita a un progetto che prevedeva la creazione di un ospedale d’eccellenza, unendo ricerca rigorosa e attenzione sociale. Tuttavia, questa visione di cooperazione subì lo “schiaffo” della chiusura per veti politici locali dopo soli due anni; un’iniziativa preziosa lasciata svanire nel nulla che il Professore definì un’amarezza indelebile.

Tuttavia, la volontà di Roversi Monaco non cessò di produrre frutti. Se l’istituzione aveva subito un arresto, la missione proseguì attraverso gli allievi del Professor Pampiglione. Tra questi, il Professor Daniele Crotti , medico e parassitologo, che tra il 1997 e il 1998 fu inviato ad Asmara su segnalazione dell’Università di Bologna per insegnare parassitologia e microbiologia agli studenti eritrei.

Crotti, accompagnato dalla moglie Giovanna Fonzo e dal tecnico Mauro Del Sante, impostò laboratori biomedici grazie proprio all’impegno di Pampiglione. In una commovente missiva, Crotti ricorda l’Eritrea di quegli anni come un “faro di speranza”, nonostante le successive ferite della guerra. Ancora oggi, i suoi ex studenti – ormai professionisti che lavorano negli ospedali di Mendeferà, Assab e Keren – scrivono per ricordare Pampiglione come un “grande e prezioso uomo” per il suo impegno nel cambiare in meglio il mondo. È la dimostrazione che quel ponte di scienza, sognato da Roversi Monaco, ha continuato a esistere attraverso le persone.

Durante i suoi tre lustri di comando, Roversi Monaco impose un piglio decisionista e manageriale necessario per scuotere un’istituzione allora percepita come lenta e burocratizzata. Il suo stile, definito ironicamente dalla stampa “onocratico” o da “Stramagnifico”, fu lo strumento per compiere imprese titaniche.

Il momento più alto della sua proiezione internazionale fu il 18 settembre 1988, con la firma della Magna Charta Universitatum. Roversi Monaco ne fu l’ideatore, riuscendo a coinvolgere oltre 400 rettori di tutto il mondo per sancire l’autonomia e l’identità dell’università moderna come un’unità spirituale che non conosce confini ideologici. Parallelamente, agì come un “Grande Costruttore”, restituendo alla città gioielli come la Chiesa di Santa Lucia, trasformata in Aula Magna, e proiettando l’Ateneo nel futuro digitale con la rete Almanet.

Nel 2008, la sua spinta innovatrice trovò nuova linfa nella costituzione della Fondazione Hilarescere. Questo ente divenne uno strumento cruciale per supportare le ricerche del Professor Paolo Zamboni sulla CCSVI, offrendo il sostegno morale e operativo necessario per sfidare le convenzioni scientifiche del tempo per il bene dei pazienti. È qui che il cerchio si chiude: la mia attività nell’Associazione ha trovato in Fabio e nella sua Fondazione un interlocutore coraggioso e lungimirante.

Questo percorso di vita ha trovato il suo culmine ideale il 15 marzo 2025, presso la prestigiosa sede UNESCO di Bologna. Quella mattina non si è svolta solo la presentazione del volume “La città sospesa” — libro in cui ho voluto dedicare un capitolo proprio a quel bambino che attraversava l’oceano sulle navi bianche — ma si è celebrato un incontro di menti e di visioni che resterà scolpito nella memoria culturale della nostra città.

In quella cornice di eccellenza, l’intervento del Professor Fabio Roversi Monaco ha rappresentato il punto di sintesi tra la Bologna storica, quella accademica e quella del futuro. Con la lucidità e il carisma che lo hanno sempre contraddistinto, il Professore ha saputo leggere tra le righe delle pagine de “La città sospesa”, estraendone l’essenza e restituendola al pubblico con la profondità di chi ha dedicato la vita a costruire ponti tra il sapere e la società.

Rivedere e riascoltare il Professore in quell’occasione significa oggi cogliere la sua straordinaria capacità di interpretare le “sospensioni” del nostro tempo. Quel mattino, tra l’orgoglio per le opere compiute e l’amarezza per l’incuria di chi è venuto dopo, Roversi Monaco ha pronunciato il suo testamento spirituale. Le sue parole risuonano oggi come un monito: la cultura e la ricerca richiedono cura costante. Ci stringiamo nel ricordo di un uomo che è stato Magnifico Rettore non solo di un’istituzione, ma di un intero sentire civile, onorando quella rete di affetti e competenze che ha reso possibile una stagione irripetibile di civiltà.

 

Francesco Tabacco